Le stampanti termiche sono da considerarsi una specializzazione delle comuni periferiche di stampa e si contraddistinguono per la tecnologia utilizzata.

Il panorama tecnologico attuale offre molteplici soluzioni. A seconda delle esigenze, degli utilizzi e dei volumi di stampa, è possibile scegliere tra stampanti a getto d’inchiostro, laser, ad impatto, ad aghi, a LED, a sublimazione e termiche.

Ogni tecnologia richiede supporti e consumabili specifici, studiati per soddisfare il requisito fondamentale di una stampante: rappresentare su un supporto fisico l’output digitale di un elaboratore elettronico.

In questo articolo saranno esaminate le caratteristiche delle stampanti termiche che consentono di stampare sia in modalità termica diretta sia in modalità a trasferimento termico.

Termico diretto e trasferimento termico

La differenza principale tra le due tecnologie risiede nei supporti e nei consumabili utilizzati.

La modalità Direct Thermal utilizza carta chimica, comunemente chiamata carta termica, che ha la caratteristica di reagire al calore annerendosi in corrispondenza delle zone esposte alle alte temperature della testina di stampa.

La tecnologia a Thermal Transfer realizza invece la stampa attraverso un apposito materiale, chiamato ribbon , generalmente a base di cera, resina oppure una combinazione dei due, scelto in funzione del materiale del supporto.

Il ribbon viene opportunamente riscaldato dalla testina e trasferisce il materiale colorante sulla superficie dell’etichetta.

Supporti e consumabili

La versatilità della tecnologia termica è dimostrata dalla grande varietà di consumabili disponibili sul mercato .

È possibile realizzare etichette adesive in carta termica, carta vellum, materiali sintetici, rotoli termici, tag, braccialetti e molte altre tipologie di supporto.

Prima di procedere all’acquisto dei consumabili è importante verificarne la compatibilità con la stampante utilizzata.

Le stampanti di etichette sono infatti dotate di appositi sensori per il riconoscimento dei supporti di stampa. È quindi consigliabile fare riferimento al manuale della stampante per identificare correttamente le tipologie compatibili.

Sensori riflessivi

I sensori riflessivi sono utilizzati per l’identificazione dei contrassegni a riflessione. Il sistema è composto da un LED (Light Emitting Diode) e da un fotodiodo.

Il LED emette un segnale luminoso che viene catturato e analizzato dal fotodiodo, il quale ne misura l’intensità.

Questo tipo di sensore viene utilizzato per rilevare le tacche di riferimento presenti sui consumabili.

Le tacche sono solitamente di colore nero, caratteristica che consente loro di assorbire gran parte della radiazione luminosa.

Il fotodiodo rileva quindi la luce emessa dal LED e riflessa dal supporto di stampa fino al momento in cui il fascio luminoso incontra la tacca di riferimento, provocando una variazione significativa del segnale rilevato.

La tacca di riferimento viene comunemente chiamata Mark.

Sensori trasmissivi

Il sistema dei sensori trasmissivi, analogamente a quello riflessivo, è composto da una coppia formata da LED e fotodiodo.

La differenza principale risiede nella disposizione dei due componenti e nel tipo di misurazione effettuata.

LED e fotodiodo sono posizionati uno di fronte all’altro. Il fotodiodo misura l’intensità della luce emessa dal LED e le variazioni di intensità corrispondono al passaggio dei diversi elementi del supporto di stampa.

I sensori trasmissivi vengono utilizzati principalmente per rilevare consumabili con Gap oppure con foro.

La presenza dell’etichetta permette il passaggio di una quantità di luce inferiore rispetto al solo substrato. La stampante può quindi riconoscere la presenza dell’etichetta e determinare correttamente l’inizio e la fine di ciascun elemento.